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White Hat SEO Black Hat

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White Hat SEO Black Hat

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Le tecniche SEO possono essere classificate in due grandi categorie: le tecniche che i motori di ricerca consigliano come parte di un buono sviluppo web, e le tecniche di cui i motori di ricerca non approvano, volte a manipolare i risultati di ricerca senza offrire all’utente contenuti di qualità.

I motori di ricerca tentano di minimizzare l’effetto di queste ultime, catalogandole come spam. I commentatori del settore hanno classificato questi metodi, e gli operatori che li utilizzano, rispettivamente come White Hat SEO e Black Hat SEO. I primi tendono a produrre risultati che durano a lungo, mentre i “cappelli neri” rischiano che i loro siti vengano bannati temporaneamente o in modo permanente una volta che i motori di ricerca scoprono le loro pratiche.

Una tecnica SEO è considerata White Hat se è conforme alle linee guida dei motori di ricerca e non comporta alcun inganno. Un servizio SEO White Hat è generalmente riassunto come creare contenuti per gli utenti, non per i motori di ricerca, e poi fare in modo che questi i contenuti siano facilmente accessibili per gli spider, piuttosto che tentare di ingannare l’algoritmo. Il White Hat SEO è per molti versi simile allo sviluppo web che promuove l’accessibilità, anche se i due non sono identici.

Un Black Hat SEO cerca di migliorare il posizionamento in modi che sono disapprovati dai motori di ricerca, o implicano l’inganno. Una tecnica Black Hat ad esempio è utilizzare testo nascosto (o dello stesso colore dello sfondo, o in un div invisibile, o posizionato fuori dallo schermo). Un altro metodo fornisce una pagina diversa a seconda che sia aperta da un umano o da un motore di ricerca, questa tecnica è nota come cloaking.

I motori di ricerca possono penalizzare i siti che scoprono aver utilizzato metodi Black Hat, sia riducendo la loro posizione in classifica sia eliminandoli del tutto dal loro database. Tali sanzioni possono essere applicate in modo automatico dagli algoritmi dei motori di ricerca, o da una revisione manuale del sito.

Un esempio celebre accadde nel febbraio 2006, quando Google rimosse la BMW Germania per l’uso di pratiche ingannevoli. La società, tuttavia, rapidamente chiese scusa, mise a posto le pagine incriminate, e fu riammessa nelle pagine di Google.

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