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FB Tecnologia anti video violenti

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epa06188710 (FILE) - A view of Facebook's corporate headquarters in Menlo Park, California, USA, 31 January 2012. Media reports on 06 September 2017 state that Facebook says in a blog post by Facebook's chief security officer Alex Stamos that an alleged operation likely based in Russia spent 100,000 US dollars on divisive adverts during the run up to the 2016 US elections. EPA/PETER DASILVA *** Local Caption *** 53101401

Algoritmo sviluppato con Università di Modena e Reggio Emilia

Facebook ha reso open-source, quindi a disposizione della comunità scientifica e non solo, un software sviluppato dal team del social network per la ricerca sull’intelligenza artificiale (Fair) e dall’Università di Modena e Reggio Emilia per trovare video dal contenuto inappropriato sul web, dai filmati terroristici a quelli violenti.
L’algoritmo, sviluppato al Fair di Parigi dai ricercatori di Facebook e da Lorenzo Baraldi, allora dottorando e oggi ricercatore all’AImageLab di Unimore, ha lo scopo di trovare duplicati o parti simili tra video in tempo reale, coniugando tecnologie di intelligenza artificiale, ed è stato adottato dal social di Mark Zuckerberg per trovare video da rimuovere dal web. Il lavoro era stato pubblicato nel 2018 all’International Conference on Computer Vision and Pattern Recognition, tra le maggiori conferenze al mondo su ‘Visione artificiale’.
“Se identifichiamo una propaganda terroristica sulle nostre piattaforme, la rimuoviamo e la indicizziamo utilizzando una varietà di tecniche, compresi gli algoritmi che stiamo condividendo oggi – spiega Facebook – Ora possiamo condividere gli ‘hash’ (una sorta di impronta digitale telematica, ndr) con i partner industriali, comprese le aziende più piccole, in modo che possano rimuovere lo stesso contenuto se appare sui loro servizi”.
La tecnica sviluppata, spiega Lorenzo Baraldi, permette ai filmati di conservare al loro interno “una firma dell’evoluzione temporale del video”, rendendo così possibile il confronto di clip tra di loro. “Si possono scoprire video copiati – aggiunge – violazioni di diritto d’autore e si può tracciare la diffusione di video pericolosi sui social network”

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